lunedì 13 gennaio 2014

2013/2014 in costiera amalfitana


1. OBIETTIVI
“Un obiettivo non è sempre destinato ad essere raggiunto, spesso
serve semplicemente come qualcosa a cui puntare”.
Gli obiettivi servono quindi per avere uno stimolo e non bisogna dare
troppo peso al loro raggiungimento. Bisogna concentrarsi sul
“viaggio” e il processo. Se si sta effettuando un’escursione su
un sentiero bellissimo, il vostro obiettivo è quello di arrivare a
destinazione finale, ma questo non significa che non si può godere
della passeggiata, o anche cambiare direzione. Siate aperti, essere
flessibili.



2. FLESSIBILITÀ
“Si noti che l’albero più rigido si rompe più facilmente, mentre
il bambù o salice sopravvive piegandosi con il vento.”
I popoli più felici del mondo, sono flessibili. Non hanno credenze
rigide e non cercano di controllare o manipolare l’ambiente
circostante. Se si vuole avere una vita appagante e felice, bisogna
essere flessibili e accettare le cose come sono.



3. TEMPO
“Se amate la vita, non perdete tempo, perché è il tempo ciò di
cui è fatta la vita”.
Non c’è tempo da perdere, per soccombere alle vostre paure. So che
può essere difficile, ma alla fine ognuno di noi muore, quindi
perché non sfruttare al meglio la tua vita? Non perdere tempo e cerca
di realizzare con coraggio i tuoi sogni sogni.



4. SERVIZIO
“Vivere realmente per gli altri.”
Il modo più soddisfacente di vivere è quello di aiutare e arricchire
la vita degli altri. Se si riesce a trovare un modo per risolvere i
problemi di altre persone mentre si segue la propria passione, si ha
trovato il modo ideale di vivere.



5. ACCETTAZIONE
“Non preoccupatevi di chi è giusto o sbagliato o meglio. Non essere
a favore o contro”.
Se vogliamo che la Terra diventi migliore, dobbiamo lasciar andare il
giudizio, i pregiudizi e le credenze rigide. Non c’è bisogno di
essere giusto o sbagliato, o dire che sei meglio di qualcun altro.
Tutto è come è. Se non ti piace, puoi fare qualcosa di diverso, ma
non iniettare energia negativa, perché non fai mai nulla di buono.



6. RISOLUTEZZA
“Non temere l’uomo che ha praticato 10 mila calci una volta, ma
temi l’uomo che ha praticato un calcio 10 mila volte.”
Se si vuole ottenere risultati e qualcosa di grande, dovete smettere
di sguazzare e saltare da cosa a cosa. La maggior parte delle persone
smette prima di raggiungere qualsiasi risultato. Essi rinunciano
troppo presto. Non essere una di quelle persone!



7. CREATIVITÀ
“Nessun modo, nessuna limitazione”.
Significa non imporsi limiti troppo rigidi. Anche se un guru ti dice
che qualcosa è impossibile non significa che lo sia. Ricordate, alla
maggior parte dei grandi popoli fu detto che non avrebbero mai potuto
fare qualcosa di grande, ma sono andati avanti e lo hanno fatto lo
stesso. Ascoltate voi stessi e fate quello che vi emoziona.



8. SEMPLICITÀ
“La semplicità è la chiave della brillantezza”.
Semplifica la tua vita ed elimina il superfluo. A noi come società,
è stato insegnato a consumare e accumulare beni materiali. Per
fortuna, stiamo iniziando a capire che questo non funziona. La
felicità viene da dentro, non dall’esterno. La semplicità ti dà
la chiarezza e la pace della mente.



9. TROVA IL TUO PERCORSO
“Assorbire ciò che è utile, scartare ciò che non lo è,
aggiungere quello che è unicamente vostro.”
Inizialmente, imparate da qualcuno che ottiene le cose in modo
efficace, prendete ciò che funziona e scartate ciò che non lo fa.
Siamo tutti unici, quindi col tempo dobbiamo trovare la nostra anima e
iniziare ad ascoltare noi stessi. Ascolta il tuo cuore per
l’orientamento. Dove cerca di portarvi?



10. ATTIVATI
“Conoscere non è sufficiente, è necessario applicare; la
disponibilità non è sufficiente, si deve fare”.
È possibile leggere tutte le informazioni che volete, ma se non
agite, non succederà nulla. Sarà come non avere mai una chiarezza
cristallina, così si andrà avanti attraverso la confusione e
l’incertezza. Devi iniziare a muoverti subito, al fine di arrivare
dove vuoi.



11. EGO
“Le arti marziali sono, in ultima analisi, la conoscenza di sé. Un
pugno o un calcio non servono per mandare all’inferno la persona che
avete di fronte, ma per sconfiggere il vostro ego e la vostra
paura.”
Tutto ciò che fai coinvolge il tuo ego. E ‘quello che ha paura.
Vuole rimanere dove le cose sono comode, convenienti e sicure. Se
ascolti il tuo cuore, tu sai che questo non è il percorso per te.
Bisogna accettare la paura dentro di sé e continuare a muoversi. La
vita è fatta per essere vissuta, quindi inizia a vivere e segui le
tue passioni.



(Bruce Lee)
Grazie ai compagni di viaggio da willis!

domenica 10 novembre 2013

Simone Perotti 2



“Un progetto, quando è la conseguenza concreta di un sogno, deve essere realizzato. In ogni caso. Il problema non è mai economico: non è che oggi manchino i soldi e dunque i sogni non si possono realizzare… Le cose sono esattamente all’opposto: non ci sono sogni, dunque i soldi per realizzarli non circolano, e questo appare a tutti come un ostacolo insormontabile (e una splendida scusa). Una buona idea, quando è irrorata dalla passione e dalla convergenza con un sogno, trova sempre il modo di essere realizzata.”


“Occorre introdurre nuovi ingredienti nelle formule economiche. La passione, ad esempio. La sua iniezione in un progetto è una delle variabili che riducono il budgetnecessario a realizzarlo. Ma non solo in sede macroeconomica, non solo nelle iniziative imprenditoriali o specifiche: i sogni rendono la vita meno cara in assoluto. Per tutti.”



La vita non è cara. Dipende da chi la vive. Se non hai sogni, è come se avessi tante falle nello scafo su cui stai navigando: per non affondare devi tapparle con cunei di legno tenero. E i cunei costano.



“Credo nella convinzione, assai meno nella coerenza. Che è molto diverso. Quando si è convinti di qualcosa e ogni giorno, nonostante le prove da superare, si continua ad esserlo, questo da fuori appare come coerenza. Cosa non così straordinaria. Il problema però è continuare quando non si ha più alcuna convinzione. Quella non è coerenza: è martirio.”



“Se abbiamo un sogno concreto, in cui crediamo fermamente, se non molliamo, il nemico si stanca. Uno che tiene duro ce la fa sempre. Ciò che lo ostacola mollerà, prima di lui.”



mercoledì 30 ottobre 2013

Simone Perotti



Dopo i disordini di piazza di questi giorni
15 novembre 2012 alle ore 23.23


Cari manifestanti, non andiamo più in piazza. Non diamogliela vinta. Non sprechiamo tempo con le urla, e neppure con la violenza. Ogni volta che consentiamo la violenza (cioè facciamo la parte della vittima di chi ci vuole menare) facciamo il gioco del potere. Ogni volta che urliamo, facciamo il gioco del più forte, che delle nostre urla se ne fa un vanto, se ne compiace.



Il potere spera sempre nel corteo, e spera sempre che degeneri nella violenza. La piazza che insorge oscura messaggi e idee. Manifestare serve a rappresentare i malati di SLA, o chi non sa e non può gridare per i propri diritti. E chi lo nega! Ma per noi, per le persone medie e ordinarie, per il 95% per cento del Paese è l’arma minore, la più organica al potere. Non ve ne rendete conto? Fino a che c’è una manifestazione, il potere è salvo. Sapete i padroni avveduti cosa facevano cent’anni fa? Se gli operai non protestavano, costruivano un sindacato giallo, ovvero qualcuno che protestasse, anche se mai troppo. La protesta serve. Indica che tutto funziona.



Non si può manifestare senza aver prima fatto un grande lavoro interiore, senza essere cambiati noi per primi. E noi quel lavoro non l’abbiamo ancora fatto. Tutto il tempo e le energie per quelle manifestazioni vanno messi in altro, vanno rivolti verso l'interno. In quella piazza c'è la via più breve, quella che responsabilizza meno. Chi cambia davvero, chi ha in animo di far saltare il banco, non scende in piazza. E’ un cocciuto e duro rivoluzionario, e lavora nella sua stanzetta, in silenzio, si allena, studia come preparare una bomba metaforicamente deflagrante: il suo cambiamento. La cosa più pericolosa per il potere è che quell'uomo diventi diverso da ciò che è, diverso da chi sta in piazza. Quella bomba è in grado di esplodere socialmente, di fare di quell'uomo un autentico sovversivo, se visto dalla parte del potere. In piazza invece, le bombe carta vengono disinnescate dalla stessa protesta, generano manganellate che stimolano la solidarietà della gente comune. Quelli che dovevano essere dei potenziali rivoltosi diventano gruppo organico al sistema, gregge facile da pilotare. Facile da menare. Di cui è facile sparlare.




Non andiamo in piazza, abbiamo troppo da fare in quest’epoca triste. Dobbiamo vivere diversamente da subito, adesso, nelle nostre vite. Isoliamo il potere dove è debole, dove gli fa male. Possiamo contrastarlo con efficacia smettendo di essere target commerciale, smettendo di vivere e lavorare e muoverci come pensa lui. Costruiamo un'altra economia, un'altra sopravvivenza. L'atto più forte e dirompente verso il nemico è abbandonare il fronte, voltargli le spalle, andare altrove. Un nemico ignorato, che perde la sua carica di dramma e la sua essenza di minaccia, scompare. Immaginatevi una grande manifestazione, migliaia di poliziotti schierati, vestiti come dei marziani, ma soli. La piazza è vuota. Ci sono soltanto loro. Soli. Il nemico non c’è più, si è ritirato. Sta progettando come vivere diversamente. I nemici da manifestanti sono diventati uomini e donne, sognatori concreti e cocciuti, che lavorano per diventare saldi, per resistere alle offerte commerciali inutili, per organizzarsi in modo diverso, ridurre i propri bisogni.

Ecco il lavoro che è prezioso fare. Non manifestare contro il potere, che serve solo a rafforzarlo, ma far aprire gli occhi a chi non ha gli strumenti per capire o sta sbagliando strada per altri motivi.



Svegliamo la gente, spieghiamogli che il potere ha solo una grande paura, un tragico terrore: gli uomini liberi. Sa che più ne circolano più lui è spacciato. Menti libere, che non faranno mai quello che gli dici di fare, che non compreranno mai quello che gli dicono di comprare, non vivranno come e dove gli dici di vivere, sono una bomba innescata sotto al Sistema. I loro comportamenti anticonsumistici, antimperialisti, anticapitalisti, pacifisti, creativi, operosi, sottraggono potere alla politica, denaro al potere. Sottraggono potere al sistema.



Noi che manifestiamo ma poi il giorno dopo siamo nel traffico come sempre, senza tentare una vita diversa, non forziamo il nostro destino e siamo funzionali alla condizione che avversiamo. La nostra manifestazione lo rafforza, il potere, non lo indebolisce. E se non abbiamo niente, se siamo gli ultimi, ancor prima dobbiamo muoverci. Non abbiamo niente da perdere. Che ci stiamo a fare lì? Proprio chi ha di meno e fa fatica ad avere pure il minimo, dovrebbe essere il primo a voltarsi e andarsene. Per cosa manifesta, per quello che non avrà mai? Per diventare meno diverso dall'oggetto della sua manifestazione?



Manifestiamo per la rabbia, ma la rabbia rende deboli, sempre. In un conflitto, anche quando ci si menava da ragazzini, chi si faceva rapire dalla rabbia le prendeva. Più la lotta è dura più bisogna essere freddi, calcolare, trovare gli interstizi con lucidità e lì infilarsi. Ecco perché dico e ripeto da anni che il cambiamento è interiore, sempre, prima di ogni altro passo. Se non sei lucido, se ti fai prendere dalla rabbia, sei destinato alla sconfitta.



Quando le migliori energie di un Paese manifestano, vengono spese a urlare inutilmente, a menare o a prendere manganellate, il potere ha vinto. Quel tempo, quella forza, quella serenità, quella rabbia, servono altrove, per organizzare un mondo diverso. Bisogna sottrarre consenso, togliere la spalla da sotto al sistema, farlo implodere su se stesso.Bisogna lasciare soli questi miserabili avidi e corrotti, tanto che comincino a urlare "aiuto!" stando seduti da soli in un deserto. E questo va fatto rapidamente, ora, facendo cose diverse con impegno maniacale. Serve che diventiamo bravi, professionali, eccellenti in molte cose che abbiamo tralasciato. Dobbiamo costruire da soli molte delle funzioni che ci servono, produrre il cibo che mangiamo, l’energia che consumiamo, ma dobbiamo studiare per questo, impegnarci, lavorare venti ore al giorno, per anni, a una nostra nuova umanità. Individui migliori rendono migliore la società. Ecco la nostra responsabilità. E per farlo serve concentrazione, servono energie, serve ottimismo, studio e creatività. Il mondo migliore non lo faranno mai politici migliori, ma uomini e donne migliori. Ecco il nostro piano di lavoro: essere diversi da come ci pensano e ci valutano, pensare in modo diverso, spendere la nostra vita in luoghi e modi differenti. Dobbiamo essere ordinati, progressivi, organizzati. Ma non tra di noi: come individui.



Mettere energie in una manifestazione e non in ciò che dobbiamo fare, è contraddittorio. La gran parte dei manifestanti di solito, a fine manifestazione, rientra nel mondo codificato, non lavora su se stesso, va a mangiare un cheese burger da McDonalds. E quasi sempre si sente soddisfatto, perché c’era, era nel gruppo. Ma il luogo dove doveva essere, nella sua altra vita, lo ha disertato. Domani, nei racconti della manifestazione, perderà un altro po’ di ruolo, di tempo, di energie. Di dignità. Manifesta invece di fare. Perché?



Torneremo a manifestare, certo. Ma dopo…

dopo aver fatto il percorso interiore per diventare uomini diversi, migliori, in equilibrio, capaci di dire dei no e poi dei sì;

dopo aver messo in pratica il processo di riassunzione della responsabilità della propria vita su di sé;

dopo aver smesso di studiare ciò che non ci piace "ma da dà maggiori possibilità di lavoro";

dopo aver ricominciato a pensare alla realtà come qualcosa da inventare e piegare al nostro destino;

dopo aver smesso di comprare cose inutili;

dopo aver smesso di vivere in posti brutti e costosi ma in posti belli dove le case costano poco (l'Italia ne è piena);

dopo aver smesso di lavorare dalla mattina alla sera come maleoccupati;

dopo aver smesso di mettere il denaro al centro dei nostri pensieri;

dopo aver smesso di avere comportamenti sistematicamente inquinanti;

dopo aver smesso di sprecare energia tenendo le luci accese in mezza casa anche se siamo soli;

dopo aver smesso di avere bisogni invece che desideri, cioè pensieri possibili ma senza i quali stiamo comunque bene;

dopo aver inventato lavori utili, che ancora non esistono;

dopo aver smesso di lamentarci invece che creare;

dopo aver smesso di muoverci in automobile insensatamente quando conviene il treno o meglio ancora dopo aver deciso di starcene a casa;

dopo aver smesso di giocare la schedina;

dopo aver smesso di guardare la televisione per gran parte del nostro tempo;

dopo aver smesso di comprare telefoni di cui la maggior parte di noi non ha bisogno;

dopo aver smesso di non studiare;

dopo aver capito che moriremo presto e tutta questa ricchezza di tempo non l'abbiamo.

Allora torneremo a manifestare, ma dopo. Quando si potrà manifestare “a favore”, non “contro”.

giovedì 24 ottobre 2013

Non fissarti in un posto, muoviti, sii nomade, conquistati ogni giorno un nuovo orizzonte. Ti sbagli se credi che la gioia derivi soltanto o principalmente dalle relazioni umane.


Portatori, cammellieri e la guida, jbel bani, febbraio 2013


La vera casa dell’uomo non è una casa, è la strada. La vita stessa è un viaggio da fare a piedi.

La Cri persa nell'hammada, il deserto di sassi

“Se non cambiamo direzione, tendiamo ad arrivare dove stiamo andando.”
Proverbio CINESE

La Cri e il Roby guardano il carico, è mattina presto e stiamo per partire


“Non è in nessun luogo chi è dappertutto.”
LUCIO ANNEO SENECA



lunedì 21 ottobre 2013

E se anche il vento ci soffia contro ...

Sono una parte di tutto ciò che ho trovato sulla mia strada.
(A. Tennyson)





E se anche il vento ci soffia contro, abbiamo sempre mangiato pane e tempesta, e passeremo anche questa.

Stefano Benni


« L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. »
(Italo Calvino, Le città invisibili, 1972)

Noi non siamo mai stati...

Noi non siamo mai stati… ogni giorno nel traffico; non siamo mai stati quando viviamo con quel peso sul cuore; non siamo mai stati ogni volta che il Sistema ci costringe a gesti non nostri e noi non reagiamo; non siamo mai stati negli acquisti inutili, nel ricatto del tempo speso a compiere azioni che non servono; non siamo mai stati quando viviamo nove ore al giorno con persone che non abbiamo scelto; non siamo mai stati quando abitiamo in posti brutti, mentre l’Italia e il mondo sono pieni di posti meravigliosi….




Il primo livello di sapienza è saper tacere, il secondo è saper esprimere molte idee con poche parole, il terzo è saper parlare senza dire troppo e male. Si deve parlare solo quando si ha qualcosa da dire, che valga veramente la pena, o, perlomeno, che valga più del silenzio.

Hernàn Huarache Mamani











martedì 1 ottobre 2013

5 terre

Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa piacere cosi come sei! Quindi vivi, fai quello che ti dice il cuore, la vita è come un'opera di teatro, ma non ha prove iniziali: canta, balla, ridi e vivi intensamente ogni giorno della tua vita prima che l'opera finisca priva di applausi - Charlie Chaplin.



      

Quando si agisce cresce il coraggio, quando si rimanda cresce la paura.
Publilio Siro


Abbiamo dimenticato cosa sia guardarsi l'un l'altro, toccarsi, avere una vera vita di relazione, curarsi l'uno dell'altro. Non sorprende se stiamo morendo tutti di solitudine. Leo Buscaglia



Io amo le persone dirette, quelle che se hanno bisogno di dire qualcosa non trovano giri di parole (F.Russo)



Quando si consiglia a una persona si è quasi sempre saggi. E' per se stessi che si è spesso degli idioti (F.J.Bautist)